Storia e curiosità sull’erboristeria, 2a puntata

Storia dell'erboristeria
Come si è evoluta l’erboristeria nei secoli? Come è cambiato lo studio delle erbe, anche quelle velenose? Quali sono le più belle e antiche spezierie italiane?

Nella prima puntata di questo affascinante viaggio, abbiamo visto la storia dell’erboristeria dall’antichità fino all’inizio del Rinascimento.

Ti raccontiamo ora cosa accadde nei secoli successivi, fino a quando nacque la farmacologia moderna.

Indice: l'erboristeria e lo studio delle erbe

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Le spezierie “alchemiche” e le distillazioni

Tra 1500 e 1600 per le velleità alchimistiche di scienziati, principi e ciarlatani, venivano distillati erbe, oli e medicine.
Imbonitori si aggiravano
per le piazze spacciando unguenti e medicine. Le spezierie ospitavano raccoglitori di erbe, pestatori, speziali, medici, ammalati ed estrattori di essenze; le arredavano alambicchi, distillatori, forni, erbe locali, o preziose, costose e poco reperibili, importate da terre esotiche in viaggi alla ricerca di ingredienti rari utili per l’erboristeria.

Il dominio sulla natura

Nell’erboristeria antica le piante venivano schiacciate o macerate in acqua, latte, vino, aceto e grassi (vegetali e animali): le sostanze estratte con fuoco, utensili metallici, distillazione alcolica.
Con il tempo le erbe diventarono derivati complessi ed evoluti, “farmaci eccellenti” confezionati con preparati minerali e animali e nei laboratori si iniziarono a sperimentare nuove tecniche estrattive legate a procedimenti alchemici.

Nel “laboratorio fitochimico” la volontà di dominare la materia e le leggi della natura si concretizza in esperienze sofisticate ed estreme, alchimie e processi per svelare il segreto dei rimedi e le conoscenze naturali.

Il 1700 e i laboratori di “chimica naturale”

Studiando i principi attivi dei medicamenti, l’erboristeria e la chimica delle sostanze naturali diventano farmaceutica: nasce la farmacologia sperimentale dei laboratori (in vitro e in vivo), per la produzione di sostanze con ingredienti industriali su larga scala.
Il farmacista controlla le medicine, confeziona ricette, pastiglie, pillole, granulati, sciroppi, unguenti, oli medicati, pomate, tinture usando delicate bilance, distillatori e vasi in vetro. Si producono principi attivi vegetali (chinino, caffeina, morfina, codeina, salicina) e vasi e recipienti con etichette prestampate ospitano i nuovi farmaci.

Dall'erboristeria alla farmacologia

Si studiano il rapporto tra dose ed effetto e le relazioni fra struttura e attività farmacologica: la farmacologia diventa una disciplina scientifica che analizza le proprietà delle piante medicinali e le potenzialità terapeutiche dei loro principi attivi: gli anestetici (etere e cloroformio) sono usati per interventi chirurgici e anestesie locali. L’aspirina e la digitale possiedono componenti cardioattivi.

Serpenti e tartarughe nella pittoresca farmacia dell’Ottocento

Le erbe medicinali sono di nuovo una forza della natura: dietro al banco il farmacista scrive e prepara i medicamenti.
Mobili e arredi di pino custodiscono medicamenti riposti in scatole, contenitori e ceramiche, mentre animali imbalsamati come il coccodrillo (simbolo di fertilità vegetale,  di buon auspicio per lo speziale e di viaggi in terre lontane) o il carapace di tartaruga (simbolo di compassione verso l’uomo e, secondo la medicina cinese, utile per riequilibrare i principi vitali di Yin e Yang), sono in connessione con acqua, vegetazione lussureggiante e proprietà afrodisiache.

A cosa servono i veleni?

Armadietti di vetro conservano sottochiave prodotti tossici e pericolosi: il farmacista li dosa sapientemente nei medicamenti mentre teschi, serpi e cancelli in ferro scoraggiano i visitatori; una porta divide la cella dei veleni dalla farmacia, limite consentito ai profani per quei luoghi misteriosi e inaccessibili.
La cicuta o i veleni dei Borgia si trasformano in medicine se dosati in piccole quantità o trasformate in antidoti.
Shakespeare introduce i veleni nelle sue opere: il padre di Amleto è ucciso con il succo di giusquiamo e uno speziale fornisce a Romeo la droga per uccidersi sulla tomba di Giulietta.

Visitare il giardino più velenoso del mondo

Le piante velenose si possono anche visitare. In Inghilterra, al confine con la Scozia, nel parco Alnwick Garden, c’è un piccolo giardino, molto particolare, considerato l’orto botanico più velenoso del mondo. Si tratta del Poison Garden, un giardino con più di 100 varietà di piante molto velenose, che non possono essere toccate né annusate, proprio a causa della loro potenziale pericolosità. 
Sotto la supervisione delle guide del parco, è possibile conoscere le proprietà di piante come la cicuta, la stricnina (protagonista di tanti gialli di Agatha Christie) la belladonna, la brugmansia, il papavero da oppio e tante altre.

Visitare le antiche spezierie in Italia

Alla fine di questo lungo viaggio storico nel mondo dell’erboristeria, ti segnaliamo alcune spezierie da Nord a Sud, bellissime, che puoi visitare. 
Scoprirai luoghi affascinanti di un’altra epoca, in cui vasi decorati fanno bella mostra di sé su ripiani e dentro vetrine di legno. 

Antica Spezieria di San Giovanni, a Parma

Palickap, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Foto di apertura di DianaMerezhko da Pixabay 

Patrizia Sivori

Questo articolo è stato curato da un’amica di Floralist:
Patrizia Sivori, Dottoressa in Lettere Moderne, Specialista in Beni archivistici e librari, con una passione per gli antichi libri di botanica, gli erbari medievali, le piante e la letteratura. 
Alla prossima!

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