Socotra, il fascino della natura primordiale

Socotra, la fioritura dell'albero del sangue del Drago
Socotra è un paradiso perduto da scoprire. Con le sue rare specie vegetali endemiche e la natura incontaminata, è la meta ideale per chi ama l’avventura.

Oggi ti portiamo a conoscere Socotra, un tempo crocevia del commercio delle spezie, paradiso perduto caratterizzato da una natura primordiale incontaminata e rare specie vegetali endemiche.

Buona lettura!

Indice: alla scoperta di Socotra!

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Un’isola “imprigionata” nel passato

Situata a nord-est dell’Oceano Indiano, al largo di Yemen, Corno d’Africa e costa somala, Socotra appartiene a un arcipelago di quattro isole, definite “le Galapagos dell’Oceano Indiano” per le numerosissime e particolari specie animali (coralli, pesci, granchi, rettili, aragoste e gamberetti).

Staccatasi milioni di anni fa dall’Africa, è un’isola antichissima, la più estesa del mondo arabo, una delle ultime terre inesplorate.

Denominata “Isola della felicità” (in sanscrito “Dvipa Sukhadhara”) ha ospitato civiltà scomparse o sconosciute e venne citata da Virgilio, Dante, Marco Polo, geografi musulmani e testi antichi (greci, latini, siriaci, aramaici, arabi, portoghesi, inglesi, francesi, danesi e cinesi).

Un paesaggio e un clima stupefacenti

Raggiungibile solo 6 mesi l’anno per le tempeste monsoniche, è caratterizzata da un clima desertico e steppico, piane costiere, altopiani calcarei carsici (Diskam) e alte montagne.

Affascinanti l’immenso canyon Wadi Dirhur, i palmeti e i tronchi nudi delle succulente, la foresta primordiale di Fermhin, con le strade rosse e i millenari alberi di Sangue di Drago, simbolo dell’isola.

A metà tra paradiso perduto e isola deserta, è un luogo straordinario, imprevedibile, internamente attraversato da canyon scavati da torrenti. Le piscine naturali di Wadi Dirhur e Wadi Matyaf costellano un paesaggio arido e roccioso dalla vegetazione rada.
Le verdi pozze di Wadi Kalissan giacciono in fondo a un canyon, tra rocce calcaree bianche a gradoni, cascate e trampolini in pietra.

Le pozze di Wadi Kalissan a Socotra

L’Infinity pool di Homhil è una piscina naturale turchese a strapiombo, raggiungibile solo facendo trekking.
Vicina a rocce a picco sul mare, la Hoq Cave conserva iscrizioni e graffiti di marinai etiopi, egiziani e indiani del I sec. a.C.

Le chilometriche pianure costiere lasciano spazio all’altopiano centrale e alle sue pareti verticali.
Dune alte 200 metri si addossano a pareti calcaree (Ras Hawlaf) color madreperla appoggiate sulle scogliere. I granchi costruiscono tane a piramide sulla riva delle spiagge di Arher, mentre il plancton luminescente colora il mare di notte.

La laguna di Qalansiyah degrada in una laguna salmastra, con strisce di sabbia bianca, quella di Shoab, con una foresta di mangrovie alle spalle, si raggiunge su barche di pescatori ed è caratterizzata da sabbia candida, acque cristalline popolate di pesci e delfini.

La laguna di Qalansiyah a Socotra

Hexli98, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

Opera dei venti sono le immense grotte di Hoq, le più lunghe del Medio Oriente, mentre la laguna di Detwah ospita uccelli migratori e la riserva marina di Di-Hamri contiene barriere coralline ricche di crostacei, molluschi, tartarughe, pesci e piccoli squali che nuotano tra rocce bianche e rosse, ideali per chi ama lo snorkeling.

Le strane specie vegetali di Socotra

L’isolamento geografico del Terziario diede vita a rare specie vegetali endemiche (825 piante, di cui 305 uniche al mondo) e grazie all’assenza di grandi erbivori sono sopravvissuti esemplari bizzarri, altrove estinti.

L’isola ha, infatti, preservato le caratteristiche delle prime forme vegetali conosciute (l’albero del Sangue di Drago, la Dracaena cinnabari, una succulenta a forma di “ombrello rovesciato” che ricorda i primi alberi del pianeta) ed era famosa per l’Aloe perryi (di cui Alessandro Magno tentò  di controllare il mercato), l’incenso e il cinabro (resina rossa usata in medicina, cosmetica e tintoria).

L’albero del Sangue di Drago a Socotra

Andrey Kotov200514, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons 

Particolari anche la succulenta Dorstenia gigas, l’albero del cetriolo (Dendrosicyos socotranus), il melograno (Punica protopunica), la Boswellia socotrana e la Commiphora (produttrici di incenso e mirra), la Begonia socotrana, il succulento Adenium obesum, i monumentali alberi di tamarindo (Tamarindus indica) sparsi attorno ai villaggi e il Calamus draco, una palmetta che produce resine dalle squame dei frutti.

La meta perfetta per gli amanti dell’avventura

L’isola è costellata da piccoli villaggi di pastori e pescatori e percorsa da strade poco asfaltate, adatte a viaggi avventurosi e ricchi di imprevisti. Amata da studiosi, esploratori e ricercatori per i luoghi unici e la natura selvaggia è un luogo difficile, remoto, faticoso da raggiungere, con una cultura rimasta isolata per millenni.

Il clima semidesertico (con temperature di 25°) e i forti venti monsonici (che la rendono raggiungibile solo da ottobre ad aprile) ne fanno una meta turistica poco adatta a vacanze rilassanti.
Per arrivare in aereo, con un volo charter umanitario, occorre il passaporto occidentale, mentre navi mercantili collegano il porto di Hadibu alla città yemenita di Mukallame. I trasporti interni si basano su minibus pubblici o autonoleggi con autista.

È impossibile girare autonomamente, occorre affidarsi a un’agenzia dotata di jeep e guide esperte e bisogna dormire nella capitale, dove non ci sono hotel consolidati, ma pensioni spartane e pochi bar.

Si mangiano pesce, riso, pasta, pane, insalata, carne di capra o pollo, mele, arance, banane e anguria. Fuori città non ci sono taxi, hotel, guesthouse, campeggi, bar, ristoranti, supermercati, negozietti, elettricità o qualcuno che parli inglese; la copertura internet è scarsa, la cartografia disastrosa.
I tour dell’isola richiedono spirito di adattamento, amore per la natura incontaminata, per i campi tendati sulla spiaggia, i trekking e le escursioni su sentieri rocciosi e non segnalati che iniziano all’alba.

La storia di Socotra, crocevia del commercio delle spezie

Emporio arabo lungo la rotta marittima della via della seta (che includeva il porto yemenita di Aden e gli scali egiziani di Berenice Troglodytica e Myos Hormos), fu un importante avamposto commerciale tra oriente e occidente e tra Mar Rosso, penisola Arabica e Oceano Indiano.

Gli scambi con Egitto, Mesopotamia e Arabia Felix si basavano sulla esportazione di franchincenso, sangue di drago, mirra, gusci di tartarughe e aloe, che viaggiavano verso il Mediterraneo con le carovane del deserto.

Carovane di dromedari sulla via dell'incenso

Convertita al Cristianesimo da San Tommaso nel 52 d.C., secondo i cartografi medievali era covo di negromanti e stregoni, che rendevano invisibili le coste e facevano naufragare le navi.

Denominata dai portoghesi “l’isola più remota del mondo” per la difficoltà di avvicinamento e approdo, vide affondare numerosi vascelli per i monsoni estivi che, tuttavia, ne protessero anche le ricchezze, le piante e l’ecosistema.

Annessa nel 1507 al Portogallo, passò poi agli Imam di Mascate e ai sultani di Qishn e del Mahra. Occupata dalla Gran Bretagna nel 1834, venne unificata allo Yemen nel 1990, divenendo meta di ricercatori, esploratori, viaggiatori e studiosi di tutto il mondo: un Parco Naturale protetto con un delicatissimo ecosistema.

Controllata dal 2018 militarmente ed economicamente dagli Emirati Arabi Uniti, è un importante nodo commerciale globale, la cui popolazione parla il soqotri e l’arabo. Dichiarata dall’Unesco “Patrimonio dell’umanità”, ospita abitanti di ceppo arabo con minoranze asiatiche e africane.

Se hai voglia di un altro racconto sulle atmosfere magiche che l’Oriente sa regalarci, non perderti lo speciale di Floralist sui giardini del Taj Mahal, in India. Buona lettura!

Patrizia Sivori

Questo articolo è stato curato da un’amica di Floralist:
Patrizia Sivori, Dottoressa in Lettere Moderne, Specialista in Beni archivistici e librari, con una passione per gli antichi libri di botanica, gli erbari medievali, le piante e la letteratura. 
Alla prossima!

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