Sicilia da scoprire: il Giardino della Kolymbethra

In Sicilia, nella Valle dei Templi, c'è un giardino di agrumi, mandorli e olivi ricco di reperti archeologici e di storia. Vieni a scoprirlo con Floralist!
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Oggi ti portiamo nella Valle dei Templi, in Sicilia, alla scoperta del Giardino della Kolymbethra, in questa estate 2023 regno di eventi culturali suggestivi come degustazioni, concerti, osservazioni astronomiche notturne e incontri.

Ringraziamo il FAI della Kolymbethra per la gentile concessione delle foto che impreziosiscono questo racconto e per i materiali e le informazioni messe a disposizione.

Indice: alla scoperta della Kolymbethra, in Sicilia

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A cosa è legato il nome Kolymbethra?

Il Giardino della Kolymbethra (dal greco κολυμβήθρα “piscina”, “bagno”, “cisterna”, “peschiera”) è un sito archeologico, naturalistico e paesaggistico di 6 ettari collocato tra il tempio dei Dioscuri (Castore e Polluce) e quello di Vulcano, nella Valle dei Templi di Agrigento, in Sicilia, dove la natura si unisce in modo incantevole alla storia con l’accompagnamento del brusio dell’acqua nel sottofondo.

Qui sorgeva, anticamente, un bacino artificiale che ha acquisito, nel tempo, una straordinaria fertilità paragonabile a quella della valle dell’Eden, un luogo ideale per ristorarsi all’ombra di ulivi, mandorli, fichi d’india e gelsi dopo la passeggiata tra le rovine archeologiche.

Le antichissime origini del sito in Sicilia

I reperti archeologici e gli ipogei risalenti a 2.500 anni fa ci narrano la storia di Akragas (la antica Agrigento fondata dai Greci in Sicilia nel VI secolo a.C.).

Diodoro Siculo, nella Bibliotheca Historica (I sec. a.C.), descrive l’opera di recupero della valle realizzata dal tiranno Terone che, intorno al 480 a. C., progettò l’Acquedotto Feace, che doveva convogliare le acque del sottosuolo e alimentare la piscina. Egli fece anche erigere i templi e scavare gli ipogei (una rete di gallerie per la raccolta delle acque e l’approvvigionamento della città) confluenti in una vasca piena di pesci, cigni e uccelli, che rese questa zona arida e soleggiata un parco ricco di alberi e piante fiorite.

Kolymbethra in Sicilia, visita all'ipogeo

La visita agli Ipogei, foto Giuseppe Lombardo 2005 @ FAI

La trasformazione nel tempo

Luogo di villeggiatura e incontro per gli “akragantini”, venne in seguito interrata, divenendo un orto-giardino adatto per rinfrescarsi e fare il bucato.

Gli ipogei vennero adoperati per le coltivazioni, alimentando una vasca o “gebbia”, utilizzata per irrigare il giardino e ancora oggi funzionante.
Divenuta proprietà della Chiesa, nel Medioevo venne usata come canneto e nel XVI secolo come orto-agrumeto del convento della Badia Bassa, i cui abati introdussero molte varietà diverse di agrumi e la canna da zucchero (-> leggi il nostro speciale sulla storia dello zucchero).

Il parco meta del Grand Tour

Tra Settecento e Ottocento con la diffusione, in Sicilia, della coltivazione degli alberi da frutto, Kolymbethra divenne un giardino di agrumi, così splendente da divenire una ambita meta del Grand Tour.

Curato dai contadini agrigentini fino alla fine del Novecento, cadde in abbandono finché la Regione Sicilia la affidò al FAI per il recupero del giardino e la sua manutenzione, tornando così ai suoi antichi splendori.
Nel 2007 e nel 2009 è stato nominato il “parco più bello d’Italia” insieme ad altri 10 beni culturali.

Il fascino del paesaggio rurale

Kolymbethra rappresenta il tipico paesaggio agrario e naturale della Valle dei Templi, un esempio di salvaguardia attiva con funzioni produttive, ambientali, culturali, etiche ed estetiche.

Il suo fascino scaturisce dalla forma degli alberi, dai colori e sapori della frutta, dalle rifioriture che si succedono continuamente in tutte le stagioni e dalle ombrose e fresche zone create dalle specie sempreverdi.

È diviso in diverse zone (scoscese o secche, disseminate da mandorli e ulivi, rinverdite dalla vegetazione rupestre, ripariali, del fondovalle).

L’agrumeto e la macchia mediterranea

L’agrumeto ospita, al di là del fiume, antiche varietà di alberi di limoni, mandarini, aranci dolci (Portogallo, Tarocco, Brasiliano, Vaniglia), pompelmi, clementini (coperti di fiori e frutti diverse volte l’anno), gelsi, susini, nespoli, peri, azzeruoli e fichi ed è irrigato con tecniche arabe e greche.

La vegetazione spontanea della macchia mediterranea è antecedente al restauro del FAI ed è costituita da arbusti e piante resistenti alla siccità: i carrubi sui ripidi versanti, gli allori che fanno ombra alle aree attrezzate, una palma nana, mirti, lentischi, terebinti, ginestre, euforbie, filliree (arbusti e alberi che sopravvivono all’aridità estiva grazie a foglie spesse e radici profonde che assorbono l’acqua dal terreno).

Antico agrumeto di Kolymbethra, in Sicilia

L’antico agrumeto, foto Salvatore Brancati 2011 @ FAI

Il mandorleto-uliveto e la vegetazione ripariale e rupestre

Il mandorleto-oliveto sorge sulle pareti scoscese del parco, ai piedi delle rupi calcarenitiche. Mandorli disposti in lunghi in filari fioriscono tra dicembre e marzo, affiancati da ulivi o viti ad alberello, caratterizzando i terreni della Valle con i suoi periodi di siccità (durante il restauro sono stati impiantati 1.500 alberi, di cui diverse varietà di mandorli).

Lungo i corsi d’acqua si trovano piante idrofile come canna comune, ricino, Salix pedicellata e Tamarix africana. La vegetazione rupestre è costituita da piante situate sulle pareti di calcarenite porosa (cappero, palma nana e ginestrella comune e olivastri) che affondano le radici nelle fenditure della roccia idrofila, che consente loro di sopravvivere in difficili condizioni (Euphorbia dendroides, Umbilicus rupestris, Sedum sediforme, Phlomis fruticosa, palma nana, cappero, ginestrella comune).

La bonifica e il recupero delle specie vegetali

Prima dell’intervento del FAI il sito era in uno stato forte degrado, abbandono e carenza d’acqua. Molti agrumi erano secchi, danneggiati dai parassiti o ricoperti da rovi che strozzavano le piante. I mandorli erano deceduti per la siccità e gli incendi, quelli sopravvissuti erano sofferenti e invecchiati, gli antichi olivi non fruttificavano e il terreno era infestato da arbusti ed erbacce.

Le specie estranee sono state rimosse e dal 2001 il Giardino è stato rimesso a coltura potando gli alberi, eliminando le piante secche, ripiantando i mandorli, altri fruttiferi e agrumi (oltre 100 esemplari di aranci amari).

Il risanamento del terreno e il ripristino degli acquedotti

Il terreno è stato risanato, le pareti calcarenitiche che delimitano il vallone ripulite e l’irrigazione dell’agrumeto riattivata. I muretti a secco e i terrazzamenti sono stati recuperati, le infrastrutture ricreate.

Nel 2004-2005 è stato ripristinato l’antico sistema di irrigazione (con le tubazioni in terracotta), risanato il torrente della Badia Bassa (per far riemergere le acque) e recuperati due acquedotti feaci. Oggi le piante sono bene irrigate e ritornate al loro antico splendore; è visitabile anche il percorso degli ipogei usati per la costruzione dell’antica rete idraulica.

La canalina dell'acqua a Kolymbethra, in Sicilia

I “cunnutti”, i condotti in terra battuta per l’irrigazione; foto Vincenzo Cammarata 2013 @ FAI

Le prelibatezze gastronomiche per i visitatori

La visita, prenotabile dal sito del FAI, è una buona occasione per visitare la Sicilia e la sua meravigliosa Valle dei Templi.
I turisti possono degustare cestini picnic con prodotti tipici siciliani sotto un alloro monumentale, in un’area attrezzata che rievoca le emozioni delle tradizioni contadine. 

Interessanti le manifestazioni legate al mondo contadino e agli antichi mestieri, gli eventi letterari e culturali estivi, le letture sotto le stelle e i concerti notturni, cui è collegata la nomina di Agrigento a “Capitale Italiana della Cultura 2025”.

Tra i Beni FAI che possiamo ammirare, scopri gli altri racconti di Floralist sul Bosco di San Francesco ad Assisi, Villa Gregoriana a Tivoli e Villa Fogazzaro Roi sul Lago di Lugano.

Foto di apertura di Giosuè Graci (2022), per gentile concessione del FAI.

Patrizia Sivori

Questo articolo è stato curato da un’amica di Floralist:
Patrizia Sivori, Dottoressa in Lettere Moderne, Specialista in Beni archivistici e librari, con una passione per gli antichi libri di botanica, gli erbari medievali, le piante e la letteratura. 
Alla prossima!

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