I sentieri della castagna

Riccio con castagna in un sentiero del bosco
Vieni a conoscere il borgo di Piancastagnaio e i sentieri della castagna di Monte Amiata, in Toscana, nei giorni in cui si celebra la sagra della “crastata”.

Nei giorni scorsi ti abbiamo raccontato la castagna autunnale con uno sguardo rivolto alle ricette in cucina e alle proprietà nutritive del frutto del castagno.

Oggi invece vogliamo darti uno spunto per una gita fuori porta, alla scoperta dei più bei “sentieri della castagna” presenti in Toscana e del borgo medievale di Piancastagnaio.

Indice: Piancastagnaio e i "sentieri della castagna"

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Il borgo di Piancastagnaio

L’antica struttura del borgo

Il territorio del comune si estende in una zona montuosa, sulle pendici sudorientali del Monte Amiata e, come molti borghi medievali, ha forma circolare ed è racchiuso da una cinta muraria fortificata (intervallata da torri quadrate e quattro porte), oggi quasi completamente distrutta.

Nel centro del borgo è ancora visibile la possente Rocca aldobrandesca con le mura di pietra lavica (attualmente adibita a museo), da cui si raggiunge un parco ricco di castagni secolari; da qui possiamo addentrarci nella parte più antica del paese, divisa nelle contrade di Borgo, Castello e Voltaia.

La Chiesetta di San Francesco, parte del Convento di San Bartolomeo, presenta una facciata preceduta da un elegante loggiato adiacente ad un prato in cui dimora uno splendido castagno secolare.

Veduta dall'alto di Piancastagnaio

Il borgo di Piancastagnaio, in Toscana
CC BY-SA 2.5, via Wikimedia Commons

Le vicende storiche medievali

Centro feudale, poi “podesteria medievale” (XIII secolo), divenne capoluogo feudale granducale, ricordato per i conflitti che, nella sua giurisdizione, sorsero tra la famiglia Aldobrandeschi e l’Abbazia di San Salvatore.

Il castello è stato infatti, fin dal XII secolo, oggetto delle mire espansionistiche di questa potente famiglia, conteso dai monaci dell’Abbazia e, successivamente, rivendicato dai Visconti di Campiglia.
La disputa, cui parteciparono i visconti di Campiglia d’Orcia, proseguì nel XIII secolo, quando Piancastagnaio era ormai divenuto un importante Comune; gravitante politicamente nell’orbita della Repubblica di Orvieto, venne da questa occupato nel 1303, restando sotto la sua giurisdizione fino al 1350.

La Repubblica senese e il granducato di Toscana

Conteso dagli Orsini di Pitigliano, eredi degli Aldobrandeschi, e dalla Repubblica di Siena che, nel Trecento intensificò la sua politica espansionistica, Piancastagnaio vi si assoggettò liberamente (1415-1430), rimanendovi legato per tutto il Cinquecento e lasciandole il compito di restaurare, intorno al 1456, le mura del castello.

Con la nascita del Granducato di Toscana, il Granduca Ferdinando I concesse il territorio in feudo al Marchese Giovanni Battista Bourbon del Monte (1601), che fece costruire l’imponente palazzo fuori delle mura. Nel 1778 il feudo venne soppresso e il territorio di Piancastagnaio fu riorganizzato all’interno dello Stato granducale. Durante la guerra di liberazione la zona fu sede di una intensa attività partigiana.

Lo stemma e la simbologia araldica del castagno

 “D’oro al castagno sradicato al naturale, sinistrato e sostenuto da un leone di rosso” 

Lo stemma (1400-1450) fu composto durante il dominio della Repubblica senese; vi è raffigurato, nella parte sinistra, un albero di castagno “sradicato”, con esplicito riferimento al nome della località; a destra lo sostiene un leone rosso (il “leone rampante” è emblema di riconoscimento dell’autorità senese).

Nella simbologia araldica il castagno rappresenta la virtù nascosta (come il frutto, la castagna) e la resistenza (come il legno) ed è simbolo di protezione (uomini e animali vi trovano riparo); esso si collega anche al binomio “forza-umiltà” (la forza è sacra se unita all’umiltà), la volontà di vivere e d’amare attraverso il dono, la forza e l’amore incondizionato, la concretezza e la semplicità che celebrano la vita.

Stemma di Piancastagnaio

Per concessione di Araldicacivica.it, via Wikimedia Commons

I sentieri della castagna

La castagna è presente, nella nostra dieta, fin dalla Preistoria: bollita, arrostita, essiccata, nella zuppa o trasformata in farina, essa costituisce un prezioso ingrediente per molte ricette tradizionali al centro, ancora oggi, di sagre e feste di paese nei mesi autunnali.

In alcune zone c’era l’usanza di mangiarle nel Giorno dei Morti, lasciandole sulla tavola “come cibo per i defunti”, simbolo di sostentamento dal carattere mistico.

La “Strada della Castagna”, un percorso attraverso i castagneti e le attività umane a essi legate che valorizza la qualità e l’incredibile versatilità di questo prodotto, può essere imboccata dirigendosi verso il paese di Tepolini, nei pressi di una chiesetta rossa dove si trova un cartello che indica l’inizio del sentiero.

Cielo azzurro tra alberi di castagna d'autunno

Alberi di castagno in autunno

Il legame con il territorio

La presenza di boschi di castagni e l’uso dei prodotti derivati nell’economia locale (attività manifatturiere per la lavorazione del legno), ci riconducono alle antiche attività silvo-pastorali, quando le grandi distese di boschi di faggete, querce, lecci, castagni e abeti e le sodaglie a pascolo prevalevano sui terreni coltivati a cereali, alimentando il bestiame transumante che saliva, all’inizio dell’estate, dalla piana maremmana.

Nel Medioevo il comune era noto, infatti, per la fabbricazione di lance e picche (vi erano gualchiere, mulini e polveriere); oggi l’industria si dedica alla produzione di mobili, infissi, ceramiche e pellami.

L’aumento degli impiegati nel terziario è avvenuto grazie al forte incremento del turismo, dovuto alla bellezza e alla amenità dei luoghi boscosi e alle prelibatezze alimentari.   

La castagna di Monte Amiata

Il Monte Amiata, un gruppo montuoso toscano di origine vulcanica, paradiso per gli amanti delle castagne, ci regala la famosa “Castagna di Monte Amiata”, nella zona montana della provincia di Grosseto (la cultura del “castagno da frutto” si è diffusa infatti, nell’area amiatina, per le favorevoli condizioni pedologiche e climatiche).

I terreni derivati dal disfacimento di rocce vulcaniche conferiscono un sapore inconfondibile alle castagne delle zone boscose dei comuni di Arcidosso, Castel del Piano, Castell’Azzara, Cinigiano, Roccalbegna, Santa Fiora, Seggiano e Semproniano, Abbadia S. Salvatore, Castiglione d’Orcia e Piancastagnaio.

Piatti tipici del luogo

Le pregiatissime “castagne del Monte Amiata IGP” (raccolte da metà settembre a metà novembre) vengono essiccate e trasformate in farina per confezionare il castagnaccio, la polenta di castagne, la “brodolese” (una minestra di castagne arricchita con il finocchio selvatico) e il miele di castagno.

La sagra della “crastata”

Il “Crastatone”, la famosa sagra della “crastata” (la castagna arrostita), è una manifestazione storica che quest’anno si svolge dal 31 ottobre al 5 novembre 2023 nelle contrade del borgo: lungo le vie del paese si degustano piatti tipici a base di castagne, annaffiati dai vini delle cantine aperte per l’occasione, in un’atmosfera carica di profumi e allegria.

Castagna con tazza di caffè

Il castagno, antico talismano

Secondo le tradizioni popolari, le castagne hanno una valenza magica e benaugurante; vediamo alcune simbologie:

  • le castagne costituiscono doni preziosi nei battesimi e nei matrimoni se offerte prima dei confetti; un talismano portafortuna per le spose è composto da 4 rametti di castagno legati con un nastro azzurro
  • nei paesi dell’Est, quando gli sposi lasciano la famiglia per andare nella nuova casa, camminano su un tappeto di foglie di castagno
  • in Francia le castagne decoravano gli altari come simbolo della “virtù circondata dalle spine” (quelle con il riccio si usano come decorazioni per l’altare nella Samhain, una festa celtico-pagana, o Capodanno celtico, 31 ottobre – 1º novembre) e venivano messe sotto il cuscino, prima di dormire, per allontanare gli spiriti notturni
  • in alcune zone del Ticino venivano offerte lessate durante i battesimi insieme a frutta e vino e nei riti magici esse simboleggiavano la longevità, stabilizzavano le unioni fortificando i rituali.

Le simbologie del legno del castagno

Con il legno di castagno si riscaldavano le case e si confezionavano le culle in cui i neonati crescevano forti e sani; le foglie erano usate come medicamento e il tannino serviva per conciare le pelli.

I rametti costituivano “talismani di protezione” per i viandanti perché allontanavano gli spiriti maligni, salvaguardando chi partiva per un lungo viaggio e assicurandogli il ritorno verso casa (un ramoscello legato con un filo d’argento si può appendere oggi all’interno dell’automobile); con le foglie e la corteccia essiccate si possono creare incensi di protezione; il letto in legno di castagno consente sonni tranquilli.

Foto di apertura di Gerardo Contreras Espínola da Pixabay

Patrizia Sivori

Questo articolo è stato curato da un’amica di Floralist:
Patrizia Sivori, Dottoressa in Lettere Moderne, Specialista in Beni archivistici e librari, con una passione per gli antichi libri di botanica, gli erbari medievali, le piante e la letteratura. 
Alla prossima!

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