E l’Oscar dei fiori va a…

Oscar dei fiori
Hai seguito la notte degli Oscar? Da Charlie Chaplin ai film di oggi, i fiori sono una presenza fissa in molte pellicole. Scopri storie e curiosità su Floralist

Attesi, ambiti, sempre ricchi di polemiche, ogni anno gli Academy Awards premiano il meglio del cinema statunitense e – in parte – internazionale, film e star che fanno a gara per emergere dal mazzo dei nominati e degli ospiti che anche quest’anno hanno affollato il Dolby Theater di Los Angeles per la cerimonia degli Oscar 2024.

Scopri di più nel racconto del giornalista cinematografico Mattia Pasquini, amico di Floralist!

Indice: l'Oscar dei fiori

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A chi l'Oscar per i fiori più belli?

L’appuntamento è occasione per ricordare quanto i fiori siano una presenza fissa in molti film (oltre che essere un hobby per molte star di Hollywood, come ti abbiamo raccontato qui) e quanto siano strettamente legati alla cosiddetta Settima Arte.

Da Magnolia a Non mangiate le margherite, da Black Dahlia a Blue Jasmine, non mancano gli esempi di grandi titoli che scelgono un fiore per presentarsi al mondo, anche se sono altrettanti a nascondere le sorprese più belle perché siano gli spettatori a scoprirle durante la visione.

Un bouquet dorato

Volendo restare ai Premi Oscar, si pensi alle due statuette andate ai giardini fioriti digitali – e dai volti umani, in alcuni casi – di Alice in Wonderland di Tim Burton, le stesse (per scenografia e costumi) del Grande Gatsby di Baz Luhrmann, che ci mostrava Leonardo DiCaprio e la sua bella circondati da orchidee, e delle Memorie di una Geisha – vincitore anche della Migliore Fotografia – nel quale Zhang Ziyi e Ken Watanabe si incontrano in uno splendido giardino di ciliegi in fiore.

Ma è impossibile non ricordare l’American Beauty che nel 1999 portò a casa ben 5 statuette, compreso quello per la miglior fotografia di Conrad L. Hall, al quale dobbiamo sicuramente parte della riuscita di uno dei momenti clou del film, nel quale Kevin Spacey (Miglior Attore, tanto per dire) fantastica sulla giovanissima Mena Suvari, nuda su un letto di rose rosso acceso.

Oscar, le rose rosse di American Beauty

Rose rosse, d'amore per il Cinema

Un’immagine iconica che conferma la lunga liaison tra il Cinema e le rose, reali e non. A partire dall’emblematica Rosa incantata de La bella e la bestia, simbolo d’amore e di redenzione che scandisce l’evoluzione della vicenda raccontata nel Classico animato Disney del 1991 come nella versione Live-Action di Christophe Gans del 2014.

E se resta unica L’incredibile storia dell’isola delle rose rievocata dal film di Sydney Sibilia, avrete visto tutti – ve lo auguriamo – La rosa purpurea del Cairo di Woody Allen, Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud o La guerra dei Roses combattuta da Kathleen Turner e Michael Douglas.

Attenzione a sottovalutare The Town, secondo film da regista di Ben Affleck, nel quale il boss interpretato dal grande Pete Postlethwaite alterna la cura dei fiori alla sua attività criminale. Oltre ovviamente al più recente – ed esplicito – La signora delle rose di Pierre Pinaud (in originale La fine fleur), nel quale è Catherine Frot la più grande coltivatrice di rose della Francia.

Oltre le rose c'è di più

Il fatto che, probabilmente, le rose restino le regine dei bouquet e le più amate da Hollywood e dintorni, di certo non esauriscono le possibilità di scelta. Ognuno ha i suoi gusti, d’altronde, e molti al rosso acceso preferiranno il giallo avvolgente dei narcisi che l’Edward di Ewan McGregor sceglie per fare impressione sull’amata Sandra interpretata da Jessica Lange, nel Big Fish del 2003, che purtroppo non venne premiato dall’Academy.

Oscar, i narcisi di Big Fish

Un altro film di Tim Burton, che già aveva giocato con la cura dei giardini – e delle siepi – in Edward mani di forbice (di cui abbiamo parlato a proposito dell’arte topiaria) e che sembra confermare una vera e propria passione personale anche con i gelsomini del Madagascar de La sposa cadavere.

Esempi ai quali è bene aggiungere i pericolosissimi papaveri rossi che rischiano di vanificare la missione della piccola Dorothy e i suoi amici in Il Mago di Oz, fiori velenosi e incantati da un sortilegio citati anche dal successivo Il grande e potente Oz di Sam Raimi. Meraviglie che nascondono un pericolo letale, come gli oleandri sfruttati dalla Michelle Pfeiffer in White Oleander per eliminare i suoi amanti.

Più di moda, almeno negli ultimi anni in molte delle nostre città, in La ragazza dei tulipani del 1999 si racconta proprio la ‘Tulip Fever’ che esplose nell’Olanda del diciassettesimo secolo, mentre una immagine più positiva e lieta è quella che ci regala la Helen Mirren del gradevolissimo Calendar Girls quando, parlando dei girasoli, simbolo del gruppo di anziane coraggiose che posarono – davvero! – nude per beneficenza, dice che probabilmente

“non credo esista nulla su questo pianeta che strombazzi la vita più del girasole… Ovunque sia la luce, non importa quanto debole, questi fiori la troveranno. E quella è una lezione di vita.”

Circondati dai fiori

Giocano con i nomi gli Hunger Games vinti da Jennifer Lawrence, la cui sorellina Primrose omaggia la Primula – fiore che Peeta pianterà nel proprio giardino in ricordo della ragazza – come Rue il particolare fiore giallo del Distretto 12. E nei quali ricorre la rosa bianca scelta come simbolo del Presidente Snow, che di esse si circonda per coprire l’odore del veleno con cui uccideva i suoi nemici.

Un’immagine che ricorda la potenza e la varietà del panorama floreale che fa da sfondo ad alcuni momenti di Midsommar, opera seconda di Ari Aster e intrigante thriller naturalistico, nel quale sui fiori si fonda l’enfasi visiva della messa in scena e dei quali è costituito l’elaborato e iconico abito indossato da Florence Pugh nel momento catartico della sua iniziazione.

Una rinascita, comunque, per fortuna molto diversa da quella suggerita da Luca Guadagnino nel suo cortometraggio del 2020, Fiori, fiori, fiori! presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Un piccolo progetto per il grande regista, che durante la Pandemia volle tornare nella sua Sicilia per visitare gli amici di infanzia e – come dice lui –

“ripensare profondamente ai luoghi della mia formazione, alla mia Sicilia, fino a cercare di trovare nel paesaggio mutante della primavera il significato delle mie radici e il senso del mio presente.”

Un viaggio analogo a quello di Bill Murray, che nello splendido Broken Flowers di Jim Jarmusch attraversa gli Stati Uniti per portare fiori alle sue ex e cercare di capire quale di esse sia la madre del figlio che non sapeva di avere.

Una magica scenografia naturale

Allargando il campo, o la ripresa, sarebbero infiniti i casi da citare nei quali campi fioriti, giardini privati, negozi di fiori la fanno da protagonisti offrendo ai film e a molte sequenze importanti una scenografia naturale più affascinante di tante premiate dagli Oscar di categorie. Dall’ambientazione senese e del Chianti di Io ballo sola di Bernardo Bertolucci, nel quale Liv Tyler è costantemente accompagnata da splendidi fiori.

Oscar: la bellissima Liv Tyler

Come Tom Hanks e Meg Ryan in C’è posta per te, o Meryl Streep e Steve Martin nel Santa Barbara garden usato da Nancy Meyers nel È complicato del 2009. Location che non ha nulla da invidiare al Rosemead Gardens di Elgin Crescen del Notting Hill con Hugh Grant.

Ma a prescindere dalle Rom-Com, l’elenco potrebbe continuare con il Giardino del bene e del male del miliardario di Kevin Spacey che dà il titolo al film del 1997 di Clint Eastwood, ma perché trascurare chi ai fiori dedica – e deve – la propria vita?

In un fioraio vediamo la Madeline di Kim Novak in La donna che visse due volte e alla floricultura viene indotto il protagonista di Pollice verde (Greenfingers, 2000), mentre lo stesso Charlie Chaplin si innamora della giovane fioraia cieca di Luci della città

Oscar, Luci della città di Charlie Chaplin

Un incrocio fortunato, di un attore immenso e di un film meraviglioso, che non definiremo “unico” solo in virtù della possibilità di consigliarvi l’altrettanto imperdibile e meraviglioso Oltre il giardino che nel 1979 Hal Ashby affidò a Peter Sellers, un anno prima della sua morte, che venne candidato all’Oscar per la terza volta proprio per il suo magistrale Chance Giardiniere.

Ti vengono in mente altri film con i fiori protagonisti? A noi è venuto in mente Gli ammutinati del Bounty con Marlon Brando, con protagonisti i fiori della profumatissima plumeria (leggi il nostro racconto speciale!).

E a te? Se ti va, scrivicelo nei commenti!

Foto di apertura di Anrita da Pixabay 

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Questo articolo è stato curato da un amico di Floralist:
Mattia Pasquini, nato a Roma subito dopo la fine dei “favolosi anni ’60” e approdato su Internet nei ’90, dopo anni di globetrotting oggi segue da casa tutto quello che è cinema, tv, arte, cultura, cucina. Alternando immersioni e catsitting.

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