Olio di Argan, frutto prezioso del Marocco

Albero di Argan con i frutti
L’olio di Argan viene ricavato dall’Argania spinosa, pianta endemica del Marocco. Scopri proprietà, usi e curiosità sulle donne berbere che lo producono.

Tutti noi conosciamo le atmosfere magiche del Marocco, i suoi colori al tramonto sulla sabbia del deserto, i colori e i rumori chiassosi dei suq, il silenzio rilassante dei suoi hammam.

Oggi ti raccontiamo un’altra curiosità sul Marocco, questa volta botanica, come piace fare a noi di Floralist: l’Argan, che ci consente di conoscere alcuni aspetti della cultura e delle tradizioni delle popolazioni berbere.

Indice: l'Argan del Marocco

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L’albero di Argan, l’Argania spinosa

L’argan o argania (Argania spinosa delle Sapotaceae) è un albero endemico tipico del Marocco sudoccidentale. Il termine “argan” corrisponde al berbero “tashelhit” (olio), mentre l’aggettivo “spinosa” deriva dalle spine presenti sui rami. Per il clima arido ha sviluppato una chioma ampia e arrotondata, un tronco nodoso, tortuoso e corto, costituito da parti intrecciate. Può raggiungere 8-10 metri (ma resta un piccolo arbusto in condizioni ambientali negative) e vivere fino a 150-200 anni. Ha foglie verde scuro e coriacee, nutrimento di cammelli e capre (che le mangiano arrampicandosi sui rami, scena curiosa cui si può assistere visitando il paese), fiori bianchi-giallo-verde con petali fusi tra loro, riuniti in infiorescenze a glomerulo che compaiono tra maggio e giugno.
Le capre si arrampicano sugli alberi di Argan, in Marocco

Dove cresce la “foresta di Argan”?

Questa fantastica foresta, che in un’area di 800.000 ettari ospita oltre 20 milioni di alberi, cresce in Marocco fin dal Terziario, quando copriva gran parte del Nordafrica e dell’Europa meridionale, potendo adattarsi dal livello del mare a 1.500 m di altitudine.

Oggi si trova essenzialmente nella regione del Sous (tra Essaouira, Agadir e Taroundant), ha un’importante funzione socio-ambientale come barriera contro la desertificazione ed è una preziosa fonte di sostentamento socio-economico, supportando tre milioni di persone.

Nel 2008 L’Orèal e BASF Beauty Creations hanno avviato una partnership con l’ONG Yamana per preservarla dal depauperamento e promuovere l’approvvigionamento sostenibile dell’olio.
Nel 1998 l’UNESCO ha dichiarato questa area “riserva della biosfera” e dal 2021 il 10 maggio è la “Giornata mondiale dell’Argan”.

I frutti e l’olio

I frutti sono drupe ovali, fusiformi che, a maturazione, contengono una “noce” dura con, all’interno, tre semi (“mandorle di argan”).

Un albero medio produce 8 kg di semi all’anno e la raccolta dei frutti avviene tra giugno e luglio (raramente a febbraio). Quelli secchi cadono dalla pianta, vengono raccolti da terra e portati ai centri di lavorazione in appositi sacchi per mezzo di asini o mezzi moderni.

La raccolta, effettuata da donne berbere autoctone riunite in cooperative di lavoro, è manuale e prevede solo i frutti e non le noci, nutrimento per le capre.

Ciotola con olio di Argan

Come viene estratto l’olio?

Dai frutti vengono estratti i noccioli e da questi le mandorle tostate che, sfregate meccanicamente, producono una pasta chiamata “Malaxage” contenente il 50% di olio di argan (ingrediente del tradizionale “sapone nero”, tipico delle regioni nord-africane e medio-orientali, utilizzato nell’hammam).

Dalla lavorazione manuale si ottiene l’olio (100 kg di frutto secco forniscono 7,2 kg di noccioli, 6,5 kg di mandorle e circa 2 kg di olio), per cui sono necessarie 58 ore di lavoro, che lo rendono estremamente costoso e adatto per lo più all’esportazione.

Le donne berbere, i metodi antichi e moderni

Le donne berbere conservavano i frutti tutto l’anno, producendo solo piccole quantità di olio per uso personale a causa della presenza dell’acqua che ne limitava la conservazione.

Dal 2000 è usato anche il metodo di estrazione moderno, con una tramoggia che macina e spreme le mandorle sino a ottenere un olio torbido che viene poi filtrato. Non essendo necessaria l’aggiunta di acqua per lavorare il malaxage, si ottiene un olio a più lunga conservazione.

L’estrazione con i metodi moderni e industriali, tramite pressa, non altera la composizione chimica e le caratteristiche fisico-chimiche.

Le donne berbere lavorano l'Argan

Werner100359, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

L’olio per utilizzo cosmetico

I noccioli che non vengono tostati prima dell’uso producono un olio cosmetico chiaro (non commestibile), da applicare sulla pelle del viso, del corpo, come emolliente e ammorbidente (dermatiti, eczemi, smagliature, irritazioni e secchezza, rughe, contorno occhi, disidratazione, invecchiamento anche per i bambini), su capelli secchi, crespi e tendenti alla caduta e sulle unghie.

Contiene vitamina E, acidi grassi (Omega 6 e Omega 9) ha un odore intenso (tipico degli oli vegetali puri), si assorbe velocemente senza lasciare la pelle unta, non ha controindicazioni ed effetti collaterali (solo in caso di particolare sensibilità individuale) e può essere usato in gravidanza e allattamento.

La sua purezza è la sua forza

È bene evitare prodotti in cui l’olio di argan (già perfetto per trattare la cute) venga mischiato ad altre sostanze (che potrebbero limitare le sue proprietà benefiche) e occorre usare solo prodotti naturali (verificando le caratteristiche) per evitare effetti collaterali.

È adatto a ogni tipologia di pelle, cui garantisce un aspetto levigato e sano, ed è indispensabile nella “skincare quotidiana”. Svolge attività ipolipemizzante, inibizione della crescita batterica, è antidiabetico e protettivo del sistema cardio-vascolare.

L’olio per utilizzo alimentare

I noccioli, che invece vengono tostati prima dell’uso, danno un olio alimentare scuro, con sapore di nocciola abbrustolita e un odore “torrefatto”. Molto nutriente, è usato per condire pane, couscous e insalate e, insieme a mandorle tritate e miele, serve a confezionare l’amlu (una pasta marrone simile al burro di arachidi, da spalmare sul pane a colazione).

Rituali e simbologie

Questi grandi alberi sono simboli di vita: il più vecchio, il “Targante Nchick”, presso Tamanar, chiamato “albero saggio”, viene festeggiato ogni anno con pranzi, balli e canti tradizionali, in riferimento al passato e alla speranza rivolta al futuro.

Si usa tradizionalmente bagnare la bocca dei neonati con una goccia d’olio, in segno augurale, od offrirlo agli ospiti, come il the, insieme al miele (in segno di rispetto e ospitalità).

Uomo berbero nel deserto del Marocco

Usi antichi e moderni

I berberi dell’Atlante lo usavano per le proprietà alimentari e cosmetiche, mentre il legno, molto duro, e la parte legnosa del seme servono per il riscaldamento. Esperti artigiani intagliano caratteristici oggetti, foglie e frutti nutrono le capre, il materiale post-estrazione diventa mangime per gli animali o è usato per produrre scrub cosmetici naturali e biodegradabili.

Foto di apertura di alex dutemps da Pixabay

Patrizia Sivori

Questo articolo è stato curato da un’amica di Floralist:
Patrizia Sivori, Dottoressa in Lettere Moderne, Specialista in Beni archivistici e librari, con una passione per gli antichi libri di botanica, gli erbari medievali, le piante e la letteratura. Alla prossima!

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