L’Isola di Lord Howe, paradiso incontaminato

Veduta dell'Isola di Lord Howe
L’Isola di Lord Howe, “Patrimonio dell’Umanità”, è un paradiso da scoprire per il suo ecosistema incontaminato e la sua biodiversità, ricca di felci, orchidee, kenzie e tante specie endemiche.

Stai già pensando di scappare dai rigori dell’inverno…?
Se cerchi una meta inconsueta per le vacanze, l’Isola di Lord Howe, luogo meraviglioso e incontaminato, fa proprio al caso tuo. A due ore di volo da Sydney, è annoverata tra le isole più belle del mondo: conta solo 380 abitanti e limita gli ingressi dei turisti per proteggere il suo ecosistema e la sua biodiversità

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Indice: alla scoperta dell'Isola di Lord Howe

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Alla scoperta dell’isola di Lord Howe

Situata nel Mar di Tasman, tra l’Australia e la Nuova Zelanda, in mezzo all’Oceano Pacifico (a 700 km da Sydney e a sud-ovest dell’isola di Norfolk), l’isola di Lord Howe è lunga 10 km e larga 1,5 e può essere esplorata in un solo giorno.

Residuo di un antichissimo vulcano, questo gruppo insulare comprende numerose isole, isolotti e scogli. A ovest ospita una laguna sabbiosa riparata da una barriera corallina, la cui sabbia è costituita da frammenti di conchiglie, coralli, alghe coralline e minerali basaltici (diopside nero e olivina verde) ed è caratterizzata da diversi tipi di paesaggio (basalti oceanici, montagne e colline rivestite da una fitta vegetazione, foreste incontaminate dove vivono rare specie di piante e animali) e da un ricco patrimonio storico e culturale.

I primi esploratori e le scoperte botaniche dell’Ottocento

L’isola di Lord Howe fu disabitata per secoli e sconosciuta anche ai polinesiani del Pacifico meridionale. Fu avvistata, per la prima volta, nel 1788 dalla HMS Supply che navigava verso l’isola di Norfolk per istituire una colonia penale. Vennero trovate tartarughe e gallinacei simili a faraoni, molti pesci nella barriera corallina, uccelli nativi (il pollo sultano bianco e la colomba di Lord Howe) immortalati da pittori e artisti.

Nell’Ottocento alcuni biologi, un botanico-giardiniere e un naturalista provenienti dalla Scozia effettuarono rilevazioni idrografiche e raccolsero campioni di pesci, piante e informazioni su geologia, flora e fauna. Nel 1869  fu visitata dal direttore dei Giardini botanici di Sydney, che inviò 195 campioni di specie botaniche a Melbourne; alcuni scienziati dell’Australian Museum scattarono interessanti fotografie, preziose per la collaborazione con i Giardini botanici di Kew.

L’isola di Lord Howe divenne presto un possedimento britannico, preziosa zona di rifornimento per le baleniere. L’olio di balena divenne il principale prodotto australiano da esportazione, plasmando la storia e l’economia dell’isola. Molte specie animali e vegetali vennero registrate nei giornali di bordo e nei diari di visitatori che viaggiavano sulle navi governative che si spingevano, attraverso il Pacifico, tra il Nuovo Galles del Sud e l’isola di Norfolk.

Le rare specie botaniche

Non facendo parte di un continente, l’isola ospita specie vegetali endemiche (Negria, Lordhowea, Howea, Lepidorrhachis e Hedyscepe) o trasportate da vento, acqua marina, uccelli o altre isole oggi scomparse.

La flora è simile a quella di Norfolk, Nuova Zelanda, Nuova Caledonia, Australia e a quella subtropicale di Queensland e Gondwana, come la vite rampicante (Calystegia affinis) e l’iris delle fate (Dietes robinsoniana).

La Dietes robinsoniana dell'Isola di Lord Howe

Iris delle fate (Dietes robinsoniana)
Quartl, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Tra le specie rare troviamo i muschi (Spiridens muelleri) e 57 specie di felci, tra cui, sulle montagne meridionali, le 4 felci arboree del genere Cyathea.

Le piante strane e le orchidee

Il “fico strangolatore(Ficus macrophylla) ha un tronco sostenuto da contrafforti e radici aeree pendule, mentre lungo i torrenti delle zone umide l’albero del pandano (Pandanus forsteri) possiede radici simili a tepee e frutti somiglianti ad ananas rosso-arancio (con le sue foglie si fabbricano le ceste).

Frutto dell’albero del pandano

Albero del pandano

Degne di nota le 10 specie di orchidee, tra cui spicca “l’orchidea dei cespugli” (Dendrobium gracilicaule) dai fiori color crema, che cresce su alberi e rocce, le rose (Metrosideros nervulosa e Metrosideros sclerocarpa), i “fiori rossi e piumosi” di montagna, quelli piccoli e gialli della corokia (Corokia carpodetoides), quelli arancioni e rotondi dell’albero delle zucche (Negria rhabdothamnoides), le spighe bianche dell’albero di Fitzgerald (Dracophyllum fitzgeraldii), le foglie grandi e aromatiche a forma di cuore della kava (Piper hooglandii).

Foreste, boscaglie, palme di montagna e funghi

Per l’altitudine troviamo la tipica “foresta nebulosa” (umida e sempreverde, coperta da nuvole a bassa quota) e alcuni microhabitat che mutano dal livello del mare alle vette.
Si aggiungono la foresta pluviale subtropicale (di pianura e submontana), quella paludosa di pianura, le mangrovie, la prateria di fanerogame marine, le boscaglie costiere e interne, la vegetazione delle falesie, quella delle isole al largo, della costa e della spiaggia.

Sui fianchi delle montagne cresce la “palma di montagna maggiore” (Hedyscepe canterburyana), con frutti grandi, mentre la “palma di montagna minore” (Lepidorrhachis mooreana), con frutti piccoli, si trova sulla cima.

Dopo le piogge, nelle foreste di palme spuntano due specie endemiche di funghi bioluminescenti (Mycena chlorophanos e Omphalotus nidiformis).

Funghi bioluminescenti di Mycena, all'Isola di Lord Howe

Funghi bioluminescenti
self, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Lord Howe, l’isola delle kenzie

Nel 1876 la kentia (ne abbiamo parlato nel nostro speciale) attirò l’attenzione del mondo e l’isola fu dichiarata “riserva forestale”.
Vennero costruite scuole e strade, rimboschite le palme, aperto l’accesso alla laguna.

Il turismo aumentò, divenendo la seconda fonte di reddito dopo la vendita di Howea forsteriana in Europa, Gran Bretagna e America. Fu fondato il vivaio “Lord Howe Island Kentia Palm Nursery” nel 1906 e il governo del Nuovo Galles del Sud si interessò alla conservazione ambientale.

Foglia di kenzia

I semi della costosa “palma da paglia”, che rivestiva anche i tetti delle case dei coloni, vennero esportati nei Giardini botanici di Sydney e il commercio estero aumentò considerevolmente, accontentando le esigenze dei cittadini benestanti inglesi e americani appassionati di giardinaggio.

Era utilizzata negli ambienti lussuosi perché tollerava una scarsa illuminazione, un’atmosfera secca e le basse temperature. Alla vendita di semi raccolti in foreste e piantagioni si aggiunse quella di giovani piantine, utile per reinvestire i profitti curando l’ecosistema dell’isola. Questa attività, insieme al turismo, costituisce oggi l’unica fonte di entrate esterne dell’isola.

Le catene sottomarine e la barriera corallina

Queste isole sorgono lungo il pianoro sottomarino di Lord Howe Rise, formato da “guyot” ricoperti da coralli che si estendono per 1.000 km includendo le scogliere di Middleton ed Elizabeth (3.000 km dalla Nuova Zelanda alla Nuova Caledonia) e furono separate dalla placca australiana 60-80 milioni di anni fa. Al largo della Piramide di Ball si inabissano fosse, grotte e pareti di roccia vulcanica.

Ai piedi delle montagne troviamo rocce di calcarenite (sabbia corallina trasportata, nel Pleistocene, dai venti nell’entroterra e cementata in piani stratificati dalla percolazione dell’acqua): esse contengono resti fossili di ossa e uova di uccelli, chiocciole terrestri e marine, tartarughe cornute (specie endemica estinta incapace di nuotare).

Specie marine tropicali e subtropicali (ricciola gigante del Pacifico, marlin, tonni, nudibranchi, cetacei, tursiopi, delfini e megattere) seguono, in inverno, le correnti oceaniche e in estate la calda corrente australiana proveniente dalla grande barriera corallina, che ospita 80 specie diverse di coralli.

La barriera corallina dell'Isola di Lord Howe

La vita quotidiana dei primi abitanti

Il primo insediamento permanente (35 persone residenti in case dai tetti di travi e pareti di foglie di palma) venne fondato nel 1834. L’economia si basava sul baratto di acqua, legname, verdura, carne, pesce e piume di uccelli con abiti, the, zucchero, attrezzi, tabacco e altre merci non disponibili sull’isola. Presto le navi che vi approdavano annualmente diminuirono per la scoperta dell’oro australiano, determinando l’aumento del commercio e la coltivazione di patate, carote, mais, zucche, taro, cocomeri, uva, frutti della passione e caffè.

Le attività turistiche

L’isola si raggiunge con 2 ore di volo (da Sydney o  Brisbane) ed è gestita come un Parco Nazionale (non esistono campeggi e le strutture turistiche sono costituite da lodge di lusso, appartamenti e ville).

I turisti fanno trekking naturalistici, birdwatching, golf, lawn bowls, tennis, vela, snorkeling, immersioni subacquee, surf, windsurf, kayaking, pesca, kitesurfing, escursioni con barche dal fondo di vetro.
Le distanze tra i siti sono brevi e il principale mezzo di trasporto è la bicicletta. Per gli appassionati un piccolo giardino botanico espone campioni di piante locali.

Perché viene definita una “bioregione”?

Le acque cristalline, ricche di pesci e coralli, costituiscono il “parco marino protetto di Lord Howe” e l’isola stessa fa parte (con un’area di 1909 ettari) delle Pacific Subtropical Islands. Per il WWF rappresenta l’intera eco-regione delle “foreste subtropicali di Lord Howe”, appartenente all’eco-zona australiana e al bioma delle foreste pluviali di latifoglie tropicali e subtropicali. Il Ministero dell’Ambiente e del Patrimonio dello Stato cura, controlla e gestisce l’isola, difendendo i valori e il turismo sostenibile.

Le politiche di conservazione

L’isola e gli isolotti adiacenti, le barriere coralline e gli ambienti marini sono per il 70% incontaminati e sono stati inseriti nel “Patrimonio nazionale” dell’Australia e del Nuovo Galles del Sud.

L’UNESCO la ha dichiarata “Patrimonio dell’Umanità” nel 1982 per morfologia, biota, ecosistemi, bellezze naturali e habitat delle specie a rischio, mentre l’indagine biologica del Lord Howe Island Board ha approvato un efficace programma di conservazione.

Foto di apertura di EmGer7, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Patrizia Sivori

Questo articolo è stato curato da un’amica di Floralist:
Patrizia Sivori, Dottoressa in Lettere Moderne, Specialista in Beni archivistici e librari, con una passione per gli antichi libri di botanica, gli erbari medievali, le piante e la letteratura. 
Alla prossima!

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