Il corbezzolo, sapore mediterraneo

Coppa con frutti di corbezzolo
Riscopriamo il corbezzolo, pianta della macchia mediterranea simbolo del patriottismo italiano, che in autunno ci offre frutti aromatici usati in cucina.

Il corbezzolo, arbusto dalla bellezza selvaggia, ha affascinato le culture mediterranee per secoli.

In questo racconto ti porteremo a conoscere la storia di questa pianta, gli utilizzi in gastronomia e i suoi significati nella simbologia culturale.

Indice: il corbezzolo, sapore mediterraneo

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La pianta del corbezzolo

Il corbezzolo (Arbutus unedo) è un arbusto cespuglioso della famiglia delle Ericaceae, tipico della macchia mediterranea e utilizzato in parchi e giardini a scopo ornamentale; il termine deriva dal celtico ar=aspro e butus=cespuglio e unedo dal latino unus=uno ed edo=mangio; unum tantum edo=”ne mangio soltanto uno”. Si tratta di una pianta longeva ed esteticamente gradevole, caratterizzata da una crescita rapida soprattutto in pinete litorali o piccoli boschetti (fino a 800/900 m di altitudine), semplice da coltivare e che presenta piacevoli macchie di colore. Originaria del Mediterraneo occidentale, arrivò in Irlanda (10.000-3.000 a. C.) sulle coste meridionali dell’isola. In autunno produce fiori campanulati bianco-rosato (visitati da api e insetti impollinatori), frutti commestibili giallo-arancione e rosso intenso poco saporiti e tendenti al dolce-acido ma ricchi di vitamina C, con proprietà antiossidanti, depurative, diuretiche e astringenti (assunti in grandi quantità possono procurare una sensazione di ubriachezza).
Ramo di corbezzolo

Canditi, vini e marmellate

I corbezzoli sono frutti popolari, facilmente coltivabili, rigogliosi come le more e i fichi d’India, piccoli, tondi e dalla particolare consistenza più dura all’esterno (con piccole escrescenze acuminate) e più morbida, granulosa e leggermente acidula all’interno.

Frutti antichi e dimenticati, non sono reperibili nei mercati nonostante contengano vitamine, sali minerali e antiossidanti e abbiano un apporto calorico medio-basso (70 kcal per 100).

Possono essere gustati freschi, sotto spirito o canditi e sono adatti a produrre marmellate poco zuccherate (con i frutti acerbi), gelatine e un pregiato e aromatico miele monofloreale dolce-amaro, prodotto in Italia soprattutto in Sardegna (come ti abbiamo raccontato nel nostro speciale dedicato al miele), da servire con carni e formaggi stagionati (la fioritura è gradita alle api per la abbondante produzione di nettare).

Il miele è l'abbinamento perfetto per tanti cibi, soprattutto i formaggi

Con il corbezzolo si realizzano liquori dolci, vino (con la fermentazione si ottiene il “vino di corbezzolo” a bassa gradazione alcolica e leggermente frizzante in Corsica, Algeria e nelle Marche), aceto e l’acquavite sarda, per fermentazione e distillazione a vapore.

Le foglie, ricche di tannini, usate un tempo per conciare le pelli, accompagnano aromaticamente formaggi o servono a preparare decotti diuretici, astringenti e antisettici.  

Il dolce liquore color amaranto

Il liquore al corbezzolo, prodotto in Sardegna, Corsica, Portogallo (Aguardente de Medronhos) e Marche (promontorio del Conero, Ancona), ha una nota acidula e un aroma distintivo.

È poco conosciuto tra i distillati mediterranei e ha un colore particolare tendente all’amaranto, una buona componente aromatica procurata dal frutto e dall’aggiunta di spezie e chiodi di garofano.

Come si prepara?

Il liquore al corbezzolo ha una gradazione alcolica di circa 30 40°, in linea con i limoncelli più forti.

Semplice da preparare, con una ricetta simile a quella del limoncello, ha tempi di preparazione lunghi, utili a trasmettere il caratteristico sapore dei frutti alla soluzione alcolica (piccole aggiunte di succo di arancia o limone possono equilibrare la sua dolcezza).
Se vuoi provare a prepararlo in casa, segui questi tre passaggi:

  1. macera i frutti per 10-30 giorni in soluzione alcolica
  2. filtra i frutti, integrando uno sciroppo di zucchero
  3. effettua un secondo filtraggio e poi poni a riposo.
Bicchierino di liquore al corbezzolo

In quali occasioni servirlo?

Questo liquore particolare si consuma a fine pasto come ammazzacaffè o digestivo alcolico (grazie al suo gusto ricco e alla sua consistenza vellutata) o in merende serali in abbinamento a pasticcini secchi. Come cocktail offre una base intrigante e unito a Gin o Vodka produce mix aromatici molto interessanti. Miscelato con la soda diventa un aperitivo frizzante e leggero, perfetto per le calde serate estive: si può consumare in un piccolo bicchiere da liquore o in un calice per concentrare gli aromi e assaporarne le sfumature; va servito freddo ma non ghiacciato, mantenendolo tra i 10 e i 15 °C. In cucina, in piccole dosi, aggiunge un tocco speciale a dolci, dessert o salse per accompagnare piatti di carne; un accostamento con formaggi stagionati o erborinati può rivelare contrasti di sapori piacevoli e, se unito al cioccolato fondente, combina armoniosamente dolce e amaro.

Immortalità, ospitalità e patriottismo

Come pianta sempreverde il corbezzolo è simbolo di immortalità ed eternità, presente in antiche usanze funebri (nell’Eneide ramoscelli di corbezzolo vengono appoggiati sulle tombe) ma anche di amore e gelosia, rappresentati rispettivamente dal rosso dei fiori e dal giallo della polpa.

In Liguria rappresenta l’ospitalità (un ramoscello posto sulla porta d’ingresso è accogliente per gli ospiti), la stima e la buona fortuna (appenderlo con i frutti è di buon auspicio). In araldica è riportato nello stemma di Ancona, dove una mano impugna un ramoscello con due frutti gialli, e di Madrid, in cui un orso si allunga verso un albero di corbezzolo per mangiarne i frutti.

In autunno l’albero si tinge contemporaneamente dei colori della bandiera italiana: il verde delle foglie, il bianco dei fiori campanulati, il rosso dei frutti maturi rappresentando, fin dal Risorgimento, l’albero della patria, simbolo dell’Italia unita.

Mitologia e antiche credenze

Nei Fasti di Ovidio la Dea Carna, protettrice dei cardini degli usci, salva il neonato erede di Alba Longa, assalito dalle Strigi, creature mitologiche dalle sembianze d’uccello rapace, toccando per tre volte con un ramoscello di corbezzolo l’uscio della casa del bimbo e spargendovi sopra una pozione magica. Nell’Eneide in relazione alla simbologia funebre compare durante le esequie di Pallante.

I Greci lo chiamavano kòmaros (da cui deriva il nome del Monte Conero, o “monte dei corbezzoli”) ed è presente nelle macchie boschive che si affacciano sul Mar Adriatico.

Secondo antiche credenze popolari il corbezzolo allontana le streghe di San Giovanni, protegge le case, scaccia la negatività e le creature demoniache. Anticamente era chiamato “ciliegio marino” ed era considerato una pianta magica perché un suo consumo eccessivo portava a uno stato di vertigine simile all’ebbrezza.

In conclusione, il corbezzolo è un elemento affascinante e poliedrico nella storia e nella cultura delle regioni mediterranee. La sua bellezza selvaggia, i frutti succulenti e il significato simbolico contribuiscono a rendere questa pianta un tesoro da riscoprire.

Foto di apertura di Siala, da Pixabay

Patrizia Sivori

Questo articolo è stato curato da un’amica di Floralist:
Patrizia Sivori, Dottoressa in Lettere Moderne, Specialista in Beni archivistici e librari, con una passione per gli antichi libri di botanica, gli erbari medievali, le piante e la letteratura. 
Alla prossima!

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