Cleopatra e i giardini di Villa Sciarra

Cleopatra e i giardini di Villa Sciarra
Cleopatra amava passeggiare negli “Horti” di Cesare (dove oggi ci sono i giardini di Villa Sciarra, a Roma) tra lusso, arte e passione per le rose.

Situati sulle pendici del Gianicolo, i giardini di Villa Sciarra ospitarono gli Horti di Cesare dove visse, nel I secolo a. C., anche la regina Cleopatra giunta in nave a Roma con il figlio Cesarione come preda di guerra e amante del dittatore, per essere presentata ai Romani e alla moglie di lui Calpurnia, nella speranza che il Senato approvasse il matrimonio.

Vieni a conoscere alcune curiosità su questa straordinaria regina, la sua passione per le rose e per la bellezza.

Indice: Cleopatra, Villa Sciarra e le rose

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Cosa erano gli “Horti” romani?

Gli Horti erano lussuose residenze delle verdi zone prospicenti al corso del Tevere con edifici, padiglioni, giardini e orti da coltivare, piccoli moli con barche per spostarsi e godere del fresco e delle bellezze del fiume. Celebri gli Horti di Lucullo al Pincio, abbelliti da sofisticati giochi d’acqua, boschetti, opere d’arte, portici, esedre, piante e fiori. L’ars topiaria trasformava la naturale forma delle piante in fantasiosi oggetti o animali.

Gli Horti di Cesare

Erano immensi giardini situati fuori dalle mura cittadine che ospitavano i cavalli con cui Cesare aveva attraversato il Rubicone. Erano brulli, abitati da buoi e capre, poco adatti alla fastosa corte di Cleopatra e furono per questo trasformati in una lussuosa dimora orientale (con dignitari, cortigiani, guardie reali, servi e ancelle) e adornati da tempietti e fontane.

Il lusso della regina

Cleopatra viveva nel lusso, in un raffinato e sontuoso palazzo di marmo lucido con pavimenti ricoperti di onice, pareti e porte rivestite di gemme preziose, stanze con sedili in legno di cedro adornati con diaspro e tavoli in avorio intagliato, triclini rivestiti da sete orientali, arazzi ricamati in oro, vasi greci, recipienti di vetro policromo e splendidi e profumati giardini allietati dal rumore di fontane e laghetti. Il Palatium degli Horti cesariani fu pertanto ampliato con un peristilio, decorato con affreschi e dotato di un porticciolo per i barconi. Grazie alla generosità di Cesare, che seguì i lavori personalmente, la regina li impreziosì con colonne, marmi, mosaici, affreschi, statue, giardini. Un profumo inebriante scendeva dal Gianicolo fino alle fangose strade romane.

Cleopatra e i personaggi illustri

Intelligente e colta, Cleopatra parlava 8 lingue, aveva una raffinata formazione intellettuale (secondo lo spirito cosmopolita alessandrino) e dialogava con gli eruditi del tempo. Ultimò la costruzione della biblioteca di Alessandria, trasformandola in un centro di ricerca e cultura, e favorì la nascita delle scienze chimiche, studiando anche aritmetica, geometria, storia, astronomia, musica e letteratura greca.

Estremamente curiosa, passava il tempo tra i papiri della biblioteca contenenti trattati di ginecologia, astronomia e magia. I Romani illustri erano invitati per conversare nei suoi giardini di poesia, storia, medicina e astronomia, sorpresi dalle sue vaste conoscenze.

I segreti di bellezza delle egiziane

Gli Egiziani avevano il culto della bellezza corporea e le donne nobili si facevano spesso il bagno, curando la pelle con trucchi e sostanze naturali e strumenti artigianali. Confezionavano maschere per il viso a base di semi di fieno greco e usavano olio di cedro e mandorle per purificare, idratare ed elasticizzare la pelle di viso e corpo. Tingevano unghie e capelli con l’hennè, modellandoli e rinforzandoli con burro di cocco e oli aromatici (sandalo, cedro e mirra), curavano le ferite e le ustioni con il gel di aloe, tingevano le palpebre con lo zafferano, le sopracciglia con polvere di mandorle bruciate, le labbra con ocra rossa e olio di mandorle e delineavano il contorno occhi con il kajal (una polvere composta di galena, malachite, antimonio).
Cleopatra e il kajal

Grazie ai suoi studi Cleopatra istruiva le ancelle sulla produzione di kajal (che proteggeva gli occhi dal sole del deserto e perveniva la congiuntivite), insegnando loro come usare piante medicinali (corteccia di salice e coriandolo per l’emicrania), resine, unguenti, oli, colliri e balsami. L’incenso, mischiato con cera, olio e germogli verdi di cipresso, leniva la secchezza della pelle e il sangue di tartaruga con aceto caldo proteggeva i denti.

Le abitudini della regina

Cleopatra si immergeva nel latte d’asina mescolato con acqua di zagara e camomilla e indossava, come le sacerdotesse egizie, una tunica di lino e discinte vesti nei tradizionali colori romani (rosso e giallo), recandosi spesso sul Mar Morto per i suoi preziosi sali a base di alghe.

Ma come riuscì a far innamorare Cesare e Marco Antonio, i due uomini più potenti dell’epoca? Grazie a fascino erotico, astuzia e calcolo: come fu rappresentato dal pittore ottocentesco Lawrence Alma-Tadema, per incontrare Marco Antonio a Tarso, Cleopatra si spacciò per Afrodite veleggiando su una imbarcazione con poppa d’oro, vele di porpora, rami d’argento mossi al ritmo di flauto, zampogne e cetre. Sdraiata all’ombra di un padiglione dorato, due fanciulli la rinfrescavano con dei ventagli e giovinette vestite da nereidi guidavano timone e sartie, allietate da odorose fragranze.
Alma Tadema: l'incontro tra Antonio e Cleopatra

Lawrence Alma-Tadema, “L’incontro di Antonio e Cleopatra”, Public domain, via Wikimedia Commons

I romani e le rose

Cleopatra faceva cospargere di petali di rose le sale dei banchetti e le camere da letto, conoscendo la passione che i Romani nutrivano per questi fiori che abbondavano nei conviti e negli anfiteatri.
Cleopatra e i petali di rose

La loro acqua profumava copri letti e cuscini, riempiti di petali, impregnava i fastosi baldacchini e zampillava dalle fontane degli imperatori. Cesare si immergeva in vasche piene di latte e rose e durante le orge Nerone ne faceva cadere una pioggia dal soffitto.

I commensali venivano adornati, nei conviti, con corone di rose che alludevano a incontri e bevute amichevoli (questo fiore simboleggiava familiarità e discrezione), i ceti benestanti le facevano giungere in nave dall’Egitto e nelle città l’enorme richiesta destinava interi poderi alla loro coltura. I contadini le riparavano infatti con strutture di vetro (serre invernali in cui germogliavano rapidamente tramite acqua calda). Il fiore da simbolo di bellezza e amore divenne presto emblema di vizio e mollezza e i primi cristiani videro, nel suo culto, un segno di decadenza, peccaminosità e perversione.

Il profumo di Cleopatra

Gli egiziani eccellevano anche nell’arte dei profumi (prodotti bruciando o macerando erbe, cortecce, spezie, fiori e legno) commercializzandoli nei paesi mediterranei. Amavano le rose e i loro oli, adoperandoli per onorare la dea Iside e omaggiare i defunti.

Dopo la morte della regina Cleopatra furono rese pubbliche le fragranze da lei create e grazie al lavoro di alcuni ricercatori-archeologi hawaiani dell’Università di Manoa è stato riprodotto il suo profumo.

I contenitori in argilla e vetro, boccette, anfore, giare e bottiglie contenevano le tracce delle essenze del suo profumiere. L’analisi chimica dei componenti e l’estrazione di resine naturali di piante dell’epoca hanno permesso di ricostruire questa fragranza dall’odore pungente, a base di mirra, cardamomo, olio d’oliva e cannella (disponibile presso la mostra “Queens of Egypt” del Geographic Museum di Washington DC).

I cambiamenti di Villa Sciarra nel tempo

Dopo alterne vicende, i terreni dell’odierna Villa Sciarra alla fine del 1500 furono acquistati da Monsignor Malvasia, che li abbellì con il casino a due piani e la loggia. Successivamente, dopo la costruzione delle mura gianicolensi, divenne una villa urbana. Acquisita nel Seicento dal cardinale Barberini, occupò l’area compresa tra le mura aureliane e quelle gianicolensi. Abbellita dall’acquisto dell’orto Crescenzi, nel 1928 fu donata a Mussolini e divenne un parco pubblico mantenendo, nonostante i cambiamenti, il fascino di una residenza di lusso.
Nel Novecento i coniugi Wurts (appassionati di botanica) ristrutturarono la palazzina neo-rinascimentale ridisegnando il giardino, sistemando le statue settecentesche e piantando nuove specie vegetali. La struttura, su più livelli, presenta sentieri ombrosi abbelliti da alberi secolari, pietre e steccati lignei e ospita cipressi (cupressus sempervirens), lecci (quercus ilex), allori (laurus nobilis), magnolie, un cedro del Libano (cedrus libani), due ginkgo biloba (pianta amatissima dal poeta botanico Goethe e molto adatta alle composizioni dei quadri vegetali di cui ti abbiamo parlato) e una bellissima esedra arborea di alloro contenente statue raffiguranti i mesi dell’anno. Allegre siepi di bosso, potate seguendo le tecniche dell’arte topiaria, completano l’architettura del giardino di Villa Sciarra.
Cleopatra e Villa Sciarra: l'esedra dei mesi

Lalupa, Esedra dei 12 mesi, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Foto di apertura di Notafly, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Patrizia Sivori

Questo articolo è stato curato da un’amica di Floralist:
Patrizia Sivori, Dottoressa in Lettere Moderne, Specialista in Beni archivistici e librari, con una passione per gli antichi libri di botanica, gli erbari medievali, le piante e la letteratura. 
Alla prossima!

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