Cleopatra e i giardini di Villa Sciarra

Cleopatra: la fontana delle ninfee di John William Godward
Cleopatra e la storia degli “Horti” dell’antica Roma: tra piante e giochi d’acqua, statue e viali alberati, il fascino di un’epoca lontana arriva fino ad oggi.

La storia di Cleopatra è avvolta dal mito, una figura potente e affascinante che ha dominato il panorama politico dell’antico Egitto.
Tuttavia, la sua storia si intreccia anche con quella dell’antica Roma, città in cui la Regina d’Egitto soggiornò durante la sua scandalosa relazione con Giulio Cesare (all’epoca sposato con Calpurnia).

Oggi ti raccontiamo la storia degli Horti degli antichi Romani e l’influenza esotica che Cleopatra portò nella capitale dell’Impero.

Indice: Cleopatra, gli Horti e Villa Sciarra

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Gli “Horti” dell’antica Roma

Gli “Horti” originariamente erano degli appezzamenti di terreno nei quali i Romani coltivavano vigne e alberi da frutto, necessari per il sostentamento delle famiglie.

Successivamente, verso la fine dell’epoca repubblicana, con questo termine si cominciarono ad identificare le ville delle classi più agiate, circondate da veri e propri giardini.

Queste ville erano collocate nelle zone suburbane della città, dove i personaggi più ricchi e potenti amavano soggiornare per riposarsi nella tranquillità del verde della campagna.

Gli studiosi hanno ricostruito la struttura di questi giardini. Viali alberati (ambulationes) con sedili dove riposare all’ombra di grandi alberi (arbores silvestres come querce, pini e abeti, e arbores urbanae, come cipressi, olmi e tigli), statue in marmo, esedre e tempietti, vasi con rose e piante aromatiche, siepi di bosso, rosmarino, mirto abilmente potate per acquisire le forme più scenografiche grazie all’Ars Topiaria, la tecnica di modellare la forma delle piante che proprio in quegli anni nasceva.

Le ville dei Romani beneficiavano inoltre della grande quantità di acqua che riforniva le abitazioni, comprese le terme. Per questo motivo, negli Horti erano molto comuni vasche e fontane zampillanti, spesso collocate al centro del giardino, che producevano eleganti giochi d’acqua.

Ricostruzione di un Hortus romano

Ricostruzione del giardino della Casa dei Vettii, a Pompei, Mostra ai Giardini di Boboli, Firenze (2009).
I, Sailko, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Gli Horti luculliani e sallustiani

L’”Hortus” più antico di cui si ha traccia nella storia di Roma è quello, celeberrimo, appartenuto al militare Lucullo.

Collocata nell’area di Roma dove ora sorge la collina del Pincio e la chiesa di Trinità dei Monti, questa villa si presentava con un complesso di edifici inseriti in un giardino terrazzato, con i vari livelli collegati da grandi scalinate.  

A breve distanza, nell’attuale zona del Quirinale, sorgeva un’altra famosissima villa, quella appartenuta allo storico e senatore romano Sallustio.
Anch’essa disposta lungo le pendici del colle, godeva di uno degli affacci più suggestivi della città e, grazie all’acqua che scorreva in abbondanza nella zona, colpiva per la vegetazione lussureggiante che vi cresceva.

Di queste splendide ville oggi è purtroppo rimasto ben poco, anche se ci hanno lasciato alcuni capolavori dell’arte antica, ritrovati nell’area, come la statua del Galata morente, oggi ospitato ai Musei Capitolini.

Statua del Galata morente, ritrovata negli Horti sallustiani

Statua del Galata morente, Musei Capitolini, Roma
After Epigonus of Pergamum, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Cleopatra e la vita romana negli Horti di Cesare

Quando giunse a Roma con Giulio Cesare e il figlioletto Cesarione, nel 46 a.C., la regina d’Egitto Cleopatra si sistemò nella residenza del console romano, situata nelle immediate vicinanze del fiume Tevere, nella zona portuense.

Con lei queste terre e giardini, di vasta estensione, presero vita.
Il palazzo principale, chiamato “Palatium”, fu ampliato e arricchito di affreschi, mosaici, statue, colonne e diventò una dimora imperiale, simbolo di potere e ricchezza.

I giardini assorbirono il gusto orientale di Cleopatra, sul modello della corte di Alessandria d’Egitto: lussureggianti, ricchi di piante esotiche importate da tutto l’impero e di aiuole piene di fiori (soprattutto di rose) ed erbe aromatiche, di padiglioni ornamentali, fontane e laghetti artificiali.

Qui Cleopatra, donna molto colta, sublimò il lusso e il prestigio della grandezza dell’impero: avvolta in tuniche di lino rosse e gialle, secondo la moda romana, amava invitare artisti, filosofi e personaggi illustri dell’epoca, per conversare di poesia, storia, medicina e astronomia.

Perfetta interprete della cultura egiziana per la cura e la bellezza del corpo, per gli unguenti e i profumi, Cleopatra sapeva creare atmosfere seducenti con cui ricevere e sedurre i suoi ospiti. Ad esempio, sfruttando la passione dilagante, a Roma, per la coltivazione delle rose, faceva ricoprire le stanze da letto e le sale dei banchetti di petali profumati.

Petali di rose sul letto, all'uso di Cleopatra

Villa Sciarra: il tesoro nascosto degli Horti di Cesare

Oggi, nel luogo dove sorgevano gli Horti di Cesare, troviamo la bella Villa Sciarra, un parco pubblico situato nel quartiere Gianicolo di Roma.

Dopo diversi passaggi di mano e alterne fortune, all’inizio del ‘900 fu acquistata dai coniugi Wurts. Appassionati di botanica, non si limitarono a ristrutturare la villa neo-rinascimentale, ma valorizzarono il grande giardino, piantando specie rare ed esotiche come cedri del Libano e gingko biloba (pianta amatissima dal poeta botanico Goethe e molto adatta alle composizioni dei quadri vegetali di cui ti abbiamo parlato), realizzando una esedra di alloro che racchiude statue raffiguranti i mesi dell’anno e, al centro, siepi di bosso “intagliate” secondo la tecnica topiaria dell’antica Roma.

Cleopatra e Villa Sciarra: l'esedra dei mesi

Lalupa, Esedra dei 12 mesi, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

In conclusione, camminare attraverso Villa Sciarra è come fare un viaggio nel tempo, con tanti richiami alla bellezza classica, alla grandezza degli Horti dell’antica Roma e al fascino leggendario di Cleopatra.

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Foto di apertura dall’opera di John William Godward, Public domain, via Wikimedia Commons

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