Il cappero, dalla pianta ribelle alle ricette in cucina

Fiore del cappero
Ti è mai capitato di mangiare i fiori? Forse non sai che uno di quelli che probabilmente hai gustato a tavola è… il cappero! Ne parliamo su Floralist!

Ebbene sì: il cappero non è né un frutto né una verdura, è il bottone floreale di una pianta bellissima, Capparis spinosa, di cui ti parliamo oggi, con tante curiosità sulla coltivazione, l’utilizzo in cucina e in erboristeria.

Indice: parliamo del cappero!

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Come coltivare il cappero

Hai mai notato crescere, tra le fessure dei muri e le scarpate rocciose, un piccolo arbusto dai rami lunghi, foglie tonde carnose e grandi fiori con quattro petali bianchi con il cuore viola? Quella che hai ammirato è la pianta “ribelle” del cappero, appartenente alla famiglia delle Capparacee: selvatica, cresce spontaneamente dove meno te lo aspetti, in luoghi caldi e assolati, in zone vulcaniche e costiere.

Non è difficile coltivare la pianta del cappero, segui questi 3 consigli di cura:

  • vuole un’esposizione a sud, in pieno sole
  • resiste a lunghi periodi di siccità e per questo vuole pochissima acqua (più frequente per le piantine giovani)
  • ha bisogno di un terriccio di torba e sabbia

Inoltre, la pianta del cappero fiorisce da maggio per tutta l’estate ed è una pianta adattissima ai moon garden” di cui ti abbiamo parlato tempo fa, perché ha la caratteristica di aprire le sue corolle la sera.

Illustrazione botanica della pianta del cappero

Illustrazione botanica della Capparis spinosa
Otto Wilhelm Thomé (1840-1925), Public domain, via Wikimedia Commons

Differenze tra cappero e cucuncio

A volte “cappero” e “cucuncio” vengono usati in maniera intercambiabile, ma in realtà sono due cose molto diverse.

Il cappero vero e proprio è il bocciolo ancora chiuso del fiore della pianta Capparis spinosa, ha una forma più rotonda ed è grande al massimo come un chicco d’uva sultanina.
Se non viene raccolto, il bocciolo del fiore si schiude nel bellissimo fiore bianco della pianta e poi inizia a fruttificare, diventando, appunto, un cucuncio, o “cappero gigante”, che è più grande, ha una forma più affusolata e un lungo picciolo che in genere viene lasciato attaccato al frutto, quando viene raccolto.

La raccolta dei capperi

Anche se è possibile vedere le piante crescere ovunque (addirittura sulle mura del Castello Sforzesco di Milano!), in Italia i capperi vengono coltivati in Liguria e nel sud Italia, Campania, Puglia e Sicilia, nelle isole di Salina e soprattutto Pantelleria, di cui è il simbolo e prodotto IGP, e dove ha trovato un habitat ideale probabilmente grazie al terreno di origine vulcanica e al clima caldo e ventoso.

I boccioli dei capperi vengono raccolti rigorosamente a mano quando sono ancora chiusi e di piccole dimensioni, in genere tra maggio e agosto.
Vengono poi stesi al sole ad asciugare, prima di essere avviati alla fase della salatura, un procedimento che dura diversi mesi nel corso del quale i capperi vengono sistemati in grossi contenitori, alternati a strati di sale grosso.

Il cappero in cucina

Il cappero è molto amato in cucina grazie alla sua versatilità e al fatto che è poco calorico, ricco di minerali e di vitamine (A, K, C).
Conservato in genere sotto sale, ma anche sotto aceto o in salamoia, viene consumato in molti modi diversi.

Ti diamo qualche gustoso spunto:

  • come aperitivo, con i cucunci, ossia i frutti della pianta, che si raccolgono in estate
  • come crema o pesto, da spalmare sui crostini di pane o per condire la pasta
  • per dare uno sprint ad alcuni celebri sughi, come per la ricetta degli “spaghetti alla puttanesca”, con pomodori e olive
  • per arricchire la pizza, insieme alle acciughe e all’origano, o le pizze farcite, come la celebre pizza con la scarola napoletana
  • come condimento dei piatti di carne, come il vitello tonnato (vitel tonnè) o per preparare il bagnet verd, la salsa verde piemontese che accompagna il bollito di carne
  • per accompagnare le preparazioni di diversi tipi di pesce, come il dentice, l’orata, il pesce spada, la cernia, il ripieno dei calamari, il baccalà preparato in umido
  • per arricchire insalate, come l’insalata pantesca di Pantelleria (con patate, cipolle, pomodori e olive), e verdure, come la celebre “caponatina” tanto amata dal Commissario Montalbano
Pasta alla puttanesca con il cappero

Spaghetti alla puttanesca, con pomodori, olive e capperi

Origini mediterranee

La pianta del cappero nasce nel bacino del Mediterraneo (Italia meridionale, Nord Africa, Medio Oriente) e ha origini molto antiche. Il suo nome deriva dal latino Capparis, o forse dal greco “κάππαρις” (kàpparis).
Citato da Plinio, il cappero fu studiato da medici e farmacisti dell’antichità, tra cui Galeno e soprattutto il greco Discoride, che nel trattato “De Materia Medica” (70 d.C.) ne ipotizzava le proprietà diuretiche e curative del mal di denti.  

Le proprietà in erboristeria

Secoli dopo, il cappero è tutt’ora considerato un valido alleato in erboristeria.
Ancora oggi si ritiene infatti che abbia proprietà diuretiche, antinfiammatorie (si usa soprattutto la corteccia e le radici della pianta) e antibatteriche, che stimoli l’appetito e rafforzi le difese immunitarie.
Le popolazioni berbere del Magreb, inoltre, lo usano mischiato al miele per preparare creme cosmetiche per la pelle.

Foto di apertura di Josefine St. da Pixabay

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