Nel vasto giardino della simbologia, poche piante brillano con la stessa intensità dell’alloro.
Questo arbusto sempreverde non è semplicemente un elemento decorativo nella natura, ma un emblema intriso di significato.
Attraverso le ere e le civiltà, il laurus ha mantenuto la sua posizione di prestigio, fungendo da testimone silenzioso di trionfi e riconoscimenti.
Nel viaggio di oggi di Floralist, ti portiamo a conoscere la sua storia, la sua presenza nelle simbologie legate a gloria e vittoria e alcuni spunti per l’uso in cucina.
Buona lettura!
Indice: l'alloro della vittoria
La braccia d’alloro di Dafne
L’alloro (chiamato anche “lauro”) venne consacrato dai Greci ad Apollo, dio del sole.
E Apollo è il protagonista, con la ninfa delle acque Dafne, di uno dei capolavori assoluti della Storia dell’Arte, l’”Apollo e Dafne” di Bernini, oggi alla Galleria Borghese di Roma, completato nel 1625 e immediatamente oggetto di un’enorme popolarità.
Mostra la tensione emotiva, resa magistralmente nel marmo, del momento in cui il dio cerca di raggiungere e possedere la ninfa, che gli sfugge disperatamente trasformandosi in alloro.
Abbiamo scelto questa foto perché mostra la torsione dei corpi, la bocca aperta e l’espressione piena di terrore della ninfa e, soprattutto, lo strabiliante dettaglio delle sue braccia, che la metamorfosi sta trasformando in foglie tese verso l’alto, verso la ricerca della salvezza.
Dettaglio dell’Apollo e Dafne di Bernini, Galleria Borghese di Roma
FrDr, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Da Cesare a Napoleone
Dalla Grecia alla Roma di Cesare, dal “sommo poeta” a Napoleone, la corona d’alloro, come simbolo di gloria e vittoria, ha attraversato i secoli.
I trionfi dell’antica Roma
La corona triumphalis dei Romani, una corona d’oro che riproduceva le foglie di lauro, cingeva il capo dei generali della Repubblica portati in trionfo dopo le vittorie belliche, prima di diventare emblema degli imperatori di Roma.
Veniva riprodotta sulle monete d’oro dell’antica Roma, come in questo “Aureo” che riproduce il profilo di Traiano.
Lo storico Svetonio ironizzava malignamente sulla calvizie di Giulio Cesare, che il grande generale cercava di nascondere facendosi spesso raffigurare con una corona d’alloro posta sul capo.
Traianus aureus, Classical Numismatic Group, Inc., CC BY-SA 2.5, via Wikimedia Commons
La gloria del sommo poeta
Ogni volta che pensiamo all’immagine di Dante Alighieri, abbiamo davanti agli occhi le tante raffigurazioni che la storia dell’arte ci ha lasciato, dove il “sommo poeta”, ritratto di profilo con il suo riconoscibile naso aquilino, indossa la veste rossa e ha il capo cinto dalla corona di alloro, a ricordarci che il dio Apollo era anche il protettore delle arti, della poesia e della musica.
Forse questo significato allegorico ha anche un’altra provenienza, il “Trattatello in Laude di Dante” di Boccaccio, in cui si narra di un sogno premonitore della madre di Dante, Gabriella degli Abati, in cui lo partorisce proprio sotto una pianta di alloro, con il figlio che si ciba delle bacche della pianta.
Ritratto di Dante Alighieri, Sandro Botticelli, Public domain, via Wikimedia Commons
L’incoronazione di Napoleone Bonaparte
Napoleone Bonaparte aveva un’ammirazione smisurata per Giulio Cesare.
Quando, il 2 dicembre 1804, fu incoronato imperatore dei francesi, prima di indossare la corona in stile medioevale fatta creare per l’occasione, si pose sul capo la corona d’alloro come un moderno imperatore romano.
Dettaglio dell’incoronazione di Napoleone Bonaparte, Jacques-Louis David, Public domain, da Wikimedia Commons
L’alloro nell’araldica
Il lauro è probabilmente l’elemento vegetale più importante nell’araldica civica.
Insieme al ramo di quercia (simbolo di forza), cui è annodato da un nastro tricolore, e alla corona turrita, rappresenta l’insieme degli elementi principali degli stemmi comunali.
Quello della città di Milano presenta questi elementi che abbracciano lo scudo centrale bianco con la croce rossa.
Stemma del Comune di Milano, F l a n k e r Fale, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Curiosità linguistiche del “laureus"
Per finire il racconto degli aspetti simbolici legati alla pianta del lauro, non possiamo non menzionare la parola italiana più famosa che deriva da questa pianta: “laurea” (e “laureato/a”), termine femminile che deriva appunto dal latino laureus, ossia “cinto d’alloro”.
E non è tutto. Sapevi che la stessa etimologia la ritroviamo in “baccalaureato” (o “baccellierato”), titolo accademico rilasciato dalle Università pontificie, nel francese “baccalauréat” (il diploma di scuola superiore) e nell’anglosassone “bachelor” (che corrisponde alla nostra laurea triennale)?
La pianta del laurus nobilis
Al di là delle sue simbologie, l’alloro (laurus nobilis) è innanzitutto una bellissima pianta, un sempreverde tipico dell’area del Mediterraneo: dall’Italia (Sicilia in particolar modo) alla Spagna, dalla Grecia alla Turchia.
Una delle caratteristiche principali di questa pianta è che sopporta bene la potatura, motivo per cui può esserle conferita la forma voluta (siepe, albero, cespuglio frondoso) e per cui è molto utilizzata nella cosiddetta “ars topiaria” (l’arte di modellare la forma delle piante, di cui ti abbiamo raccontato nel nostro approfondimento speciale).
È inoltre una pianta resistente che necessita di poche cure, una posizione soleggiata ma al riparo dai venti e un terreno leggermente acido.
Un'esplosione di aromi in cucina
E in cucina?
Il lauro, inserito tra i “prodotti agroalimentari tradizionali” (PAT), è impiegato in molti piatti, essendo una delle piante aromatiche più profumate e versatili.
Dà una nota caratteristica a minestre e zuppe di legumi, agli arrosti di carne a lenta cottura; puoi usarlo per insaporire il limone per condire i secondi di pesce; puoi aggiungerlo ai prodotti sottolio (melanzane e funghi) e ai sottaceti.
Se vuoi utilizzare le foglie di alloro per le tue ricette, ricordati che le migliori sono quelle che puoi raccogliere in primavera, più giovani, che puoi far essiccare tenendole al buio.
Per concludere, se ami le erbe aromatiche, ci fa piacere segnalarti il nostro racconto della ricetta che lega alloro, salvia, rosmarino e origano in un mix di profumi estivi, creazione del grande Ugo Tognazzi: la pasta “della checca sul rogo”.
Non perdertela!
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Foto di apertura di congerdesign, via Pixabay
- Aggiornato il 18/05/2025